“Cime tempestose” arriva su streaming. Le critiche lo stroncano, ma il film è un’esperienza senza tempo
18 Maggio 2026Sul fatto che il romanzo di Emily Bronte sia indiscusso e assoluto capolavoro letterario di tutti i tempi, ritengo siamo tutti d’accordo. Sul fatto pure che tentarne una specie di fotocopia, al livello di narrazione così come sul grande schermo, sarebbe impresa titanica quanto vacua, credo converremo anche tutti.
Da poco sulle piattaforme streaming, l’ultima trasposizione cinematografica di “Cime tempestose”, più che pubblicizzata e spinta sui social in particolare, è una vera e propria esplosione. Un’esperienza senza tempo.
Un pugno in faccia. Una scorpacciata di colori, sentimenti, emozioni. Non c’è nulla che sia solo sfiorato. Ogni cosa è portata all’estremo dall’autrice, Emerald Fennell, che ha esplicitamente dichiarato di aver realizzato il film ispirandosi alla storia d’amore più grande di tutti i tempi, ma plasmandola secondo la propria immaginazione. E il risultato, a parere di chi scrive, è sorprendente.
Il fulcro del romanzo, che è l’amore senza se, senza ma, senza tempo, senza regole, senza limiti, l’amore tra i due protagonisti, che va anche oltre la morte, è reso esattamente per ciò che esso rappresenta.
Cos’è l’amore, se non l’esasperazione di ogni sentire? La parola inglese “Love” deriva dal sanscrito “Lobha”, che vuol dire “Avidità”. Basterebbe questa piccola nozione a dare una persuasiva descrizione dell’ultima versione cinematografica di Wuthering Heights, dove la Fennel risulta avida di qualunque cosa, elemento, emozione, di qualunque colore, paesaggio, di qualsivoglia lineamento umano, arredamento d’interni, fotografia.
Il film “Cime tempestose” del 2026 di Emerald Fennell con Margot Robbie e Jacob Elordi, ha ricevuto recensioni di varia natura, ma negative più che altro, soprattutto in Italia. Ha diviso la critica tra chi lo considera un’operazione estetica pop “cringe” e chi un esperimento eccentrico. Le critiche evidenziano soprattutto una narrazione superficiale e un focus eccessivo sulla forma rispetto alla sostanza.
Ma, mi domando e vi domando, come avrebbe potuto una pellicola che non può avere la durata, esagerando all’inverosimile, di oltre 4 ore, riportare l’intero capolavoro letterario della Bronte per appagare appieno la narrazione stessa? E soprattutto, mi chiedo e sempre vi chiedo, perché un film non dovrebbe dare maggior forma che sostanza ad una storia che di sostanza trasborda?
Ho letto addirittura qualcosa che, nella maniera più bigotta che non pensavo più potesse esistere, qualcuno si domanda che effetto il film possa aver avuto su un ragazzino che abbia letto il libro. Ma quale ragazzino può aver letto tale capolavoro comprendendo quelli che sono i temi reali? Chi, di meno di 18 anni, può aver compreso il nodo delle convenzioni sociali, dei limiti dovuti alle condizioni economiche, quale ragazzino può aver inteso realmente l’amore in sé, che Emily Bronte descrive come a mio avviso nessun altro scrittore ha mai fatto nella storia della letteratura di tutti i tempi e tutte le lingue? Quale ragazzino può comprendere tutto questo?
Tutto, a mio avviso, mera negatività per una pellicola degna di tutto rispetto. Un film ipnotico, esagerato, ridondante, eccessivo come l’amore solo è, un film in cui ogni cosa è portata all’esasperazione tanto quanto il sentimento stesso che racconta prevede venga fatto.
Un film tutto da gustare, che consiglio a chi non l’ha visto al cinema, anche se le dimensioni ridotte delle tv per forza di cose renderanno l’intera opera meno esagerata. Proprio ciò che la visionaria regista ha inteso fare. Buona visione comunque.
Danila S. Santagata
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