Governo Meloni, scontro sulla Flotilla, opposizioni chiedono sanzioni a Israele
22 Maggio 2026Flotilla. L’esecutivo continua a sostenere che servano sanzioni contro il ministro Ben Gvir, e non contro il governo israeliano. Contrarie le opposizioni. Intanto nella notte sono arrivati a Roma tutti gli attivisti italiani liberati da Israele. Centinaia in piazza Montecitorio al presidio: Un urlo per la Palestina
Le ultime notizie, da quelle economiche a quelle degli aiuti umanitari ai territori martorizzati dai bombardamenti, non sono buone. Dopo il caso della Flotilla per Gaza e le tensioni interne alla maggioranza, si aggiungono le voci delle opposizioni.
Il ministro degli Esteri Tajani ha ribadito che il governo intende chiedere sanzioni europee solo nei confronti del ministro israeliano Ben Gvir, e non contro l’intero governo Netanyahu.
Dalle opposizioni Giuseppe Provenzano (Pd) ha sottolineato che l’Italia può procedere con le sanzioni anche in autonomia, e che potrebbe votare per la sospensione degli accordi Ue-Israele. Nel frattempo nella notte sono arrivati a Roma tutti gli attivisti italiani liberati da Israele.
Centinaia in piazza Montecitorio, al presidio “un Centinaia in urlo per la Palestina”, organizzato in solidarietà con i palestinesi e gli attivisti sequestrati illegalmente da Israele a bordo della Flotilla. Fischietti, tamburi, pentole e cucchiai. Obiettivo: fare più rumore possibile per mantenere alta l’attenzione e protestare contro l’impunità di Israele.
Niente di strano. Perché il governo italiano non si accanisce duramente, come sarebbe giusto contro il premier israeliano, su cui per altro è stata emesso dalla Corte penale Internazionale un mandato d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità?
Siamo alle solite: un mondo che funziona alla rovescia. Un’Italia che tutela i colpevoli, i vergognosi colpevoli di crimini internazionali e non fa nulla di più.
Oggi il governo si riunisce in Consiglio dei ministri. Atteso un decreto legge “tampone”, come l’ha definito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sulla situazione dell’energia. In particolare, oggi è l’ultimo giorno in cui è in vigore il taglio delle accise sul carburante. Il governo dovrebbe rinnovarlo per una settimana, fino a inizio giugno, per poi valutare nuovamente come si evolve la situazione. In tutti i casi, a farne le spese, siamo sempre e comunque noi cittadini. Perché non utilizzare i fondi stanziati per armare i paesi guerrafondai per tamponare il caro carburanti? Un’idea folle? La Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) ha fissato il bilancio previsionale “puro” del Ministero della Difesa a 32,39 miliardi di euro, con un incremento di oltre 1,1 miliardi (+3,52%) rispetto al 2025, confermando una crescita costante delle spese militari negli ultimi anni.
Già, finanziamo le guerre ma affamiamo i cittadini. La realtà è questa. E il governo, accomodato in comode poltrone, ultimamente ha solo l’ansia delle prossime politiche. Il rischio di perdere la poltrona fa paura un po’ a tutti, ma, a dire il vero, non abbastanza.
Danila S. Santagata







