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Danila S. Santagta

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Relazioni pericolose, uomini e donne sempre più in crisi

27 Maggio 2026

Perché abbiamo paura di legarci? Addirittura Charles Bukowski diceva: “Trova ciò che ami e lascia che ti uccida”

Ci si incontra, ci si piace, ci si frequenta con parsimonia perché oltre potrebbe essere troppo e si potrebbe dare all’altro l’impressione di aver bisogno di qualcosa o, peggio, di qualcuno. Non sia mai detto, in una società che ci obbliga ad essere autonomi, indipendenti, liberi e invincibili.

Dov’è che ci siamo persi? Quand’è che le relazioni di coppia hanno iniziato ad esser demonizzate, temute come la peste, tra persone pensanti e  altamente scolarizzate, tra quelli che non sono costretti a sposarsi bambini per sottrarsi a famiglie troppe famiglie per non risultare soffocanti?
 Quando, esattamente, si è iniziato ad avere timore delle etichette, quei maledetti sigilli che nella realtà non esistono e nell’immaginario collettivo rendono impossibile qualunque cosa di bello potrebbe nascere tra due persone? Perché siamo tutti terrorizzati dai rapporti di coppia? Tutti. Dalla generazione zeta a quella degli attuali adulti, che siano “liberi”, separati o divorziati. Ho volutamente virgolettato il termine liberi, perché, nella realtà dei fatti, nessuno lo è. Ciascuno di noi vive imprigionato nel terrore di legarsi ad un’altra persona perché il legame spaventa chiunque. Dunque viviamo nel terrore della vita. Il legame è parte fondamentale di essa, ci piaccia o meno. Nasciamo legati ad un cordone ombelicale. Pian piano veniamo resi autonomi, ma sotto la guida di chi ci ha messo al mondo e poi che succede? Vogliamo pretendere di essere improvvisamente liberi? E liberi da cosa,  se non dalla paura che qualcuno ci faccia star male? Nella sostanza dei fatti la libertà nei rapporti non esiste, in assoluto, in qualunque tipo di rapporto. La libertà non sussiste, se non come concetto astratto o scelta di una vita ritirata modello eremita.
La civilizzazione delle società ci ha resi prigionieri di etichette che ci spaventano al punto che, onde evitarle, siamo disposti a vivere nell’infelicità della solitudine, che non è una condizione che si addica all’uomo. “Se tu fossi stato con me t’avrei chiesto scusa. Oppure aiuto. Invece non c’eri; incredibile come gli altri manchino sempre nei momenti in cui se ne ha bisogno; passi giorni, mesi, anni interi con qualcuno a cui non hai da dir nulla e nell’attimo in cui hai da dirgli qualcosa, magari scusami, aiuto, lui non c’è e tu sei solo.”  La Fallaci si riconosce da piccoli dettagli. “
“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno.” È una delle riflessioni più lucide e dolorose del grande Giovanni Falcone. Stiamo parlando di un altro tipo di solitudine, della drammatica vulnerabilità di chi combatte lo Stato parallelo mafioso senza il supporto delle istituzioni e della società civile.
Il magistrato ha espresso questo concetto fondamentale durante la sua carriera per denunciare l’isolamento in cui venivano a trovarsi gli uomini dello Stato. La solitudine: Espone l’individuo al rischio letale di non avere alleanze solide e istituzionali alle spalle. L’isolamento: Rappresenta la condizione che favorisce chi detiene il potere criminale.
Ma, di qualunque contesto o condizione si tratti, la solitudine è solitudine. Punto. Non ci sarebbe troppo altro da aggiungere per evidenziare l’accezione negativa del termine. E se vogliamo scomodare altre grandi menti, pensiamo a quella sorta di visionario, per altro amato dalla sottoscritta: Charles bukowski.

“Quando iniziamo a seguire le scelte degli altri non perché le sentiamo nostre, ma perché sono quelle previste, succede qualcosa di impercettibile: non stiamo più vivendo, stiamo replicando”. L’identità, ci suggerisce Bukowski, non si perde con un grande errore, ma con mille piccole rinunce: a dire ciò che si pensa, a provare ciò che si desidera, a percorrere strade diverse”. Bukowski sembra dirci: “Se fai quello che fanno tutti per sentirti al sicuro, finirai per non sapere più chi sei.” Essere diversi non significa cercare l’originalità a tutti i costi, ma non tradire ciò che senti “Trova ciò che ami e lascia che ti uccida.” Dice lo scrittore. La figura che per antonomasia rappresenta l’eccentricità della controcorrente, in pratica, consiglia di non nascondersi dietro qualsivoglia paura, perché, così facendo, l’uomo sterminerebbe la sua stessa razza. “L’uomo non è fatto per stare solo” , dice Aristotele e lo ribadisce Giorgio Gaber in una canzone. Filosofia e arte unite in un solo concetto. Non riesco a pensare e nulla di più stimolante. Ma lasciarsi consumare da ciò che amiamo significa spezzare quel modello, correre il rischio, ardere di passione e autenticità. Solo abbracciando ciò che davvero ci muove, senza compromessi, possiamo vivere senza dissolverci nella massa, trasformando la nostra vita in qualcosa di unico che ci appartiene davvero e non in una replica di chiunque altro.

Danila S. Santagata
Danila Santagata
Danila Santagata Scrittrice e Opinionista
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Danila Santagata

Nasce a Catanzaro il 7 giugno del 1972, sul tavolo della casa nella quale trascorre i primi diciotto anni di vita e dove rimangono i suoi ricordi più belli: quelli di un’infanzia felice e spensierata. Continua...

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Danila Santagata Danila S. Santagata Scrittrice e Opinionista

Nasce a Catanzaro il 7 giugno del 1972, sul tavolo della casa nella quale trascorre i primi diciotto anni di vita e dove rimangono i suoi ricordi più belli: quelli di un’infanzia felice e spensierata. Continua

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Danila è una vera combattente, cade si rialza, la spada la impugna quasi senza parere, ma non la lascia mai, ci dorme anche. Con spada e nemici

Luisa Cordova

L’unico difetto dei tuoi libri è che finiscono troppo presto.

Monica Allegrucci

Raramente qualcuno mi ha insegnato qualcosa dai diciotto anni in su. Tu ci sei riuscita. Mi hai insegnato a guardare nel fondo scuro della mia anima, mi hai insegnato il coraggio e la forza, tu, piccolo scricciolo biondo.

Monica Allegrucci

Persona complessa, ironica, tagliente e dolce, vive di picchi e d'emozioni. Attualmente tenta di affrontare la vita con leggerezza come solo chi ha sfiorato l'abisso può permettersi.

Andrea Alicandro
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